SABOTAGGIO TEATRO / sabotaging is an action of disorder, a practice of resistance

SABOTAGGIO TEATRO

Sabotaggio Teatro - SABOTARE IL MECCANISMO Sabotaggio Teatro - SABOTARE IL MECCANISMO

CHE CAVOLO!?

"Non mi sono mai sentita uomo, ma neanche donna. Anche il nome non l’ho mai sentito veramente mio. Tra gli etero mi sentivo gay, tra i gay mi sentivo trans, tra le trans mi sentivo altro, o meglio dire oltre! Mai stata troppo maschile, forse più femminile, e in un mondo in cui vige la logica del “se non è zuppa è pan bagnato” se non ero l’uno, dovevo essere l’altro."

Porpora Marcasciano

Regia: Mirø Pinna


Drammaturgia: Giulia Sbernini & Mirø Pinna


Con Marta Franceschelli, Arianna del Grosso & Mirø Pinna


Sound Designer: Arianna del Grosso


Costumi: Marianna Turano


SINOSSI

Sono nat3 in un corpo di donna nel quale non mi identifico. Potremmo chiamarla disforia di genere ma cosa succede se scopri di non appartenere né al genere maschile né a quello femminile? Che succede se nemmeno la lingua con cui comunichi, contempla altra forma che quella binaria? In cosa mi posso identificare se non esiste un immaginario, una narrazione a cui fare riferimento? La costruzione sociale sulla quale poggia la nostra cultura è il binarismo di genere.


Quindi, affinché possa esistere la società per come la conosciamo, è necessario che uomini e donne siano ben distinguibili tra loro. Per questo, alla nascita, la prima cosa che viene fatta è controllare quali organi sessuali abbiamo e in base a questo farci rientrare in una delle due categorie (se hai una vagina sei donna, se hai il pene sei uomo, se hai entrambi sceglieranno uno dei due da asportare affinché tu possa rientrare in una delle due categorie). E in base a questo ci viene assegnata una precisa identità di genere, ci viene assegnato un nome, ci viene insegnato come comportarci, cosa possiamo o non possiamo fare, come vestirci e per chi possiamo provare attrazione.


Il sistema di genere dicotomico attuale è solo un costrutto sociale, imposto a un corpo sessuato e non riflette le effettive possibilità umane esistenti. Da un punto di vista biologico, infatti non esistono solo due sessi; da un punto di vista psicologico, non esistono solamente due modi di vivere la propria identità di genere. Se la nostra società si fonda sulla coincidenza tra attributi genitali e identità di genere, come può essere una società inclusiva? E come farà a rapportarsi verso quelle persone trans, non binarie e in questionamento o con una qualsiasi identità che sfugga alla comune e diffusa categorizzazione del reale e della dimensione sessuale e di genere?

Né femminile né maschile - Solo un corpo

IN TRANSITO

In scena dei cavoli, tutti diversi, quelli sotto i quali ci viene detto che nasciamo. E se fossimo noi quei cavoli? Li vediamo a terra, imbustati e sottovuoto, pronti a entrare nel mondo. Quanti tipi di cavolo esistono? Sono della stessa famiglia, si assomigliano, anche se differiscono. In fondo, ogni persona è così: uguale ma diversa dalle altre.


Che cavolo!? è una ricerca, un’indagine, un’inchiesta personale che apre scenari universali sulla percezione di sé e sulle rappresentazioni sociali dell’identità, le convenzioni, i simboli, le abitudini di genere che ci vengono imposti alla nascita e che si evolvono con noi.


una ricerca, un’indagine, un’inchiesta personale